La Storia

Leggenda

Il sacrificio dei Santi Gavino, Proto e Gianuario Sulle sponde della Marinella fioriva una colonia romana, nominata Turris Libisonis dal suo fondatore Ercole Libico.

Verso l'anno 300 questa splendida citta' viveva sotto il dominio dell'imperatore Diocleziano e del suo preside Barbaro che era tale di nome e di fatti. Infieriva allora l'ultima terribile persecuzione dei cristiani. Intanto ritornarono da Roma i sardi Proto Vescovo e Gianuario suo diacono ad insegnare le massime del Vangelo al popolo turritano. Cio' non piacque al preside Barbaro che ordino' al capitano Gavino Sabelli di catturare immediatamente i due santi e rinchiuderli nella oscura caverna di Balai. Il capitano esegui' subito l'ordine; catturo' Proto e Gianuario e li chiuse nella fredda prigione. I due affrontarono impavidi la crudelta' dei romani carnefici continuando ad amare il Signore. Meravigliato di tanto coraggio, Barbaro istigo' Gavino a sottoporre i due alle piu' atroci torture, ma i due continuarono coraggiosamente a credere nella loro fede. Ogni giorno parlavano fra di loro e pregavano il Signore ad abbreviare i giorni della prova. Il capitano Gavino sentendo le loro parole e vedendo il loro volto sempre ilare nonostante le torture chiese: "Qual e' la forza che vi rende impavidi dinnanzi alla morte?", "La forza che ci viene da Gesu' Cristo" risposero loro sereni. Gavino allora medito' su quelle parole e, rendendosi conto della verita', si converti' alla religione cristiana abbandonando quella pagana. Il preside Barbaro aveva gia' dichiarato rei di empieta' i Santi Proto e Gianuario contro i quali gli restava solo di pronunciare la sentenza definitiva, percio' ordino' che entrambi fossero condotti alla sua presenza. Comparve invece solamente Gavino che dinnanzi alla numerosa assemblea disse:"A torto, o Barbaro, chiami empi e perversi Proto e Gianuario, mentre se li conoscessi meglio li chiameresti giusti e Santi; essi sono veri servi del Dio Onnipotente creatore del cielo e della terra, ne' d'altro rei che di aver predicato la fede; innocenti non potevo trattenerli in carcere e li ho rimandati liberi; anch'io adoro e glorifico il Dio di Proto e Gianuario e per amor suo sono pronto anche a morire".

RAFFIGURAZIONE DEI SANTI MARTIRI

FOTO DELLA BASILICA SAN GAVINO PRIMA DEL SUO RESTAURO

Il tiranno, passando dalla meraviglia all'ira, investi' d'ingiurie il valoroso soldato tacciandolo di ingratitudine e di tradimento, e vista la risoluta fermezza lo condanno' subito alla decapitazione. L'eroe segui' esultante i soldati al promontorio di Balai e ivi genuflesso ringrazio' Iddio d'averlo chiamato alla fede. Il carnefice vibro' il colpo fatale e, in un attimo, il sangue dell’eroe imporporava la terra. I santi Proto e Gianuario messi intanto in liberta' erano attorniati da molti fedeli, quando apparve San Gavino in visione dicendogli del martirio subito, esortandoli a cogliere quella corona di gloria che anche per loro era preparata e scomparve nell'alto dei cieli. Rassicurati dal volere di Dio i due andarono al centro della citta' dove furono presto arrestati. Condotti come San Gavino a Balai, presso la terra ancora rosseggiante di sangue, si abbracciarono fraternamente e, colpiti dalla spada, volarono assieme nel cielo come San Gavino. Il crudele Barbaro, volendo disperdere la memoria dei tre martiri di Gesu' Cristo, ordino' che i loro corpi fossero buttati in mare, ma alcuni pietosi pescatori li ritrovarono e li composero religiosamente in un sepolcro presso gli stessi dirupi di Balai.

Ritrovamento delle Reliquie

Dopo la sepoltura dei santi corpi di Gavino, Proto e Gianurio seguirono ancora assalti, saccheggi e devastazioni nella citta' di Torres; tutti i fedeli dovettero scappare verso l'interno della Nurra, e s'ignoro' l'ubicazione delle tombe dei Santi Martiri. Infatti con il passare degli anni non si seppe piu' dove fossero esattamente le loro tombe. Ma ecco avvenire un altro fatto prodigioso: verso l’anno 1040 circa, giaceva in una camera di un castello il giudice Comita I ammalato di lebbra. A lui apparve in sogno il glorioso San Gavino a cavallo del suo bel destriero bianco e gli disse: "Che era volonta' del Signore, che a lui e ai suoi compagni fabbricasse un tempio nell'antica citta' di Torres" assegnandogli il luogo e il punto esatto di Monte Angellu. Cosi' il giudice Comita, guarito dalla lebbra, mantenne la promessa. Si trasferi' con tutta la famiglia nella citta' di Torres a costruirvi la basilica; dopo averla costruita, cerco' e trovo' le reliquie dei Santi Martiri, Gavino, Proto e Gianuario e altri; si deposero in una cassa di marmo a sei metri circa sotto il pavimento della chiesa, per impedire ai barbari di trafugarle: esse furono trovate dall'arcivescovo D. Gavino Manca De Cedrelles nel 1614.

Le due chiese di Balai

Esistono due chiesette solitarie dedicate ai S.S. Martiri; una piccolissima che sorge nel promontorio dove secondo la tradizione-leggenda sarebbero stati decapitati (Balai Lontano), l'altra piu' grande costruita nel luogo dove sarebbero stati ritrovati i loro corpi. A ricordo di questo, ogni anno il 3 di MAY si portano processionalmente, in questa seconda chiesa i simulacri dei tre S.S. Martiri, ivi si lasciano fino al giorno di Pentecoste quando si riportano in basilica con una processione ancora piu' solenne. Questa festa e' diventata la festa patronale detta anche "Festha Manna"; in occasione di essa viene a Porto Torres gente da tutta la Sardegna.

FOTO DELLA BASILICA SAN GAVINO PRIMA DEL SUO RESTAURO

  • Lunedì, 12 Dicembre 2016 17:02